23 febbraio 2009

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23 febbraio 2009
l'autore
Alessandro Caricilli

16 febbraio 2009

Pronti per i MICROSOFT STORE?

a cura di Alessandro Caricilli

Redmond per battere la crisi ha escogitato nuove strategie, cercandosi anche un nuovo look per riguadagnare posizioni sulla sua rivale di sempre Apple. Lo fa aprendo negozi monomarca con i quali punta ad attirare un maggior numero di consumatori e, soprattutto, ad abbandonare l'immagine poco fashion che l'accompagna e che proprio Apple tende a sottolineare con pubblicità ad hoc.

David Porter: l'ex manager di Wal-Mart è stato assunto, con la carica di corporate vice president dei Retail Stores, proprio per definire la strategia e la tempistica, vantando una venticinquennale esperienza in Wal-Mart, seguita poi da un'altra più recente in DreamWorks.


Porter ha riferito: "Apriremo un piccolo numero di punti vendita a brand Microsoft, affiancando quanto già fatto e in corso con i nostri altri partner nel mondo retail; ciò ci consentirà di essere ancora più vicini ai consumatori, di dimostrare loro con grande efficacia le nostre soluzioni e di comprendere di prima mano ciò che essi si aspettano o desiderano da Microsoft", spiega la società.

Per Porter la sfida di "svecchiare" l'immagine di Microsoft non sarà semplice, ma si mostra ottimista. Ci sono "molte possibilità per creare un'esperienza di shopping ad altissimo livello".

Per il colosso di Redmond l'idea di creare propri punti vendita non è una novità: in un deposito vicino a Seattle diversi concetti di negozio sono già stati sperimentati, completi di scaffalature per esporre Xbox ma anche gli schermi touch-screen.

Anche se i programmi di aperture sono tutti da definire, Microsoft ha spiegato che i negozi ospiteranno una vasta gamma di prodotti, dai personal computer ai cellulari che supportano Windows Mobile, passando per l'Xbox. E proprio i personal computer rappresentano il primo dilemma che Porter dovrà risolvere: la società dovrà infatti decidere se venderli o meno, producendo Microsoft solo il software e non l'hardware. "Apple nei suoi negozi non si è trovata a fronteggiare questo dilemma, producendo sia l'hardware sia il software. Per Microsoft si tratterà invece di una grande sfida".

17 dicembre 2008

TRUFFA - phishing CartaSI

a cura di Alessandro Caricilli

Gentili lettori, vi segnalo una nuova truffa c.d. PHISHING posta in essere in questi giorni.
In ambito informatico il phishing (spillaggio di dati sensibili, in italiano) è una attività illegale che sfrutta una tecnica di ingegneria sociale, ed è utilizzata per ottenere l'accesso a informazioni personali o riservate con la finalità del furto d'identità mediante l'utilizzo delle comunicazioni elettroniche, soprattutto messaggi di posta elettronica fasulli o messaggi istantanei, ma anche contatti telefonici. Grazie a messaggi che imitano grafico e logo dei siti istituzionali, l'utente è ingannato e portato a rivelare dati personali, come numero di conto corrente, numero di carta di credito, codici di identificazione, ecc.

La tecnica in esame è la seguente: inviano una mail come quella sotto riportata, invitando a cliccare sul link "Accedi a CartaSi e verifica i tuoi dati" (su questo post opportunamente disattivato), il quale vi collegherà ad un sito web "clone" di CartaSi, con link riferiti a pagine del sito ufficiale. Loggandovi (inserendo nome utente e password) sul sito CLONE, gli autori della truffa in essere, "carpiscono" (rubano) i vostri dati prendendo il controllo di tutti i servizi OnLine messi a disposizione da CartaSI. Il sito "clone" è residente al seguente indirizzo http://cartasi2008.servehttp.com/, attualmente ancora NON riconosciuto come truffaldino da servizi ANTI-PHISHING presenti nei browser. Rappresento che la società CartaSI non ha alcuna colpa ed è sicuramente estranea a questi fatti.

DI SEGUITO LA MAIL TRUFFALDINA:

daCartaSì
rispondi anoreply@cartasi.it
ainfo@alessandrocaricilli.it
data17 dicembre 2008 5.36
oggettoComunicazione urgente a tutti i clienti CartaSì
Le immagini inviate da questo mittente verranno sempre visualizzate. Non visualizzare in futuro.
nascondi dettagli 5.36 (3 ore fa)
Rispondi


News da Cartasì:

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09 dicembre 2008

Europol - analisi remota di hard disk in aereoporto

a cura di Alessandro Caricilli

Il piano quinquennale di potenziamento dell'Europol al fine di contrastare il crimine in Internet nasconde un lato che, se non è oscuro, desta almeno qualche preoccupazione.

Tra i compiti principali dell'ufficio di polizia europeo, infatti, vi è la lotta alla pedopornografia: secondo l'Unione Europea "la metà di tutti i crimini perpetrati via Internet coinvolge la produzione, la distribuzione e la vendita di materiale pedopornografico". Colpire questo tipo di criminali è dunque considerata una priorità.

Fin qui andrebbe più che bene. Il problema è che tra i mezzi a disposizione dell'Europol per porre fine al fenomeno ci sarebbero delle "perquisizioni da remoto" sui dischi rigidi dei sospettati.

In pratica gli agenti sarebbero autorizzati a compiere vere e proprie azioni da hacker (o come amano dire gli amanti dei biscottini, cracker) per raccogliere le prove dei crimini degli utenti. Le forze di polizia sarebbero quindi autorizzate a tentare di installare dei trojan sui Pc dei sospettati.

Tutto questo, raccomanda il Consiglio dei ministri europeo, dovrà avvenire nel rispetto delle regole già esistenti e in particolare le leggi sulla privacy vigenti nei vari Paesi.

I criminali più incalliti saranno probabilmente ben attenti a usare tutte le misure di sicurezza necessarie, compresa la conservazione del materiale incriminato su un sicuro e irraggiungibile disco esterno.

A farne le spese saranno gli innocenti che saranno prima trojanizzati poi forse indagati per chissà quali altri reati.

18 novembre 2008

Facebook distrae troppo, oscurato nei servers

a cura di Alessandro Caricilli

Negli uffici negato l'accesso al sito

Era prevedibile, sicuramente anche io mi troverò obbligato a chiudere i ribunetti verso il social network più trendy del momento.. eh si .. FB (facebook).

Effettivamente le distrazioni sono continue, c'è già chi parla di "dipendenza da FB", io ci credo e voi? Sotto l'intero articolo.

Le aziende dichiarano guerra a Facebook. A qualche mese dal boom italiano, il più famoso social network al mondo è stato infatti oscurato in alcuni uffici perché distrae i dipendenti. Poste Italiane ha negato completamente l'accesso al sito, Regione Lombardia e Veneto meditano interventi simili, al Comune di Napoli invece il portale può essere visitato soltanto un'ora al giorno, suddivisa in frazioni di dieci minuti l'una.


Per evitare le distrazioni di Facebook, le aziende hanno fatto installare dei filtri in grado di bloccare l'accesso al social network e di evitare ogni interazione con gli altri utenti presenti sul portale. Del resto, i dati parlano chiaro. Al gruppo "Cazzeggio al lavoro su Facebook" si sono iscritti quasi cinquemila utenti, ma gli aficionados del sito che ogni giorno si collegano dall'ufficio sono centinaia di migliaia.

Dopo essersi registrati, infatti, è impossibile resistere alla tentazione di cercare vecchi amici o amori e di sapere che fine hanno fatto. Farsi prendere dal "gioco" è molto semplice e presto ci si ritrova seduti alla scrivania dell'ufficio a scambiare messaggi con un vecchio compagno di scuola, un parente lontano o a fissare un appuntamento con un amico per la serata. I minuti collegati a Facebook poi diventano ore, e tutto a discapito dell'attenzione e della produttività in azienda. Finché i responsabili non decidono di dire basta e di oscurare l'accesso al portale.

I primi a limitare o a impedire l'accesso a Facebook sono stati i vertici aziendali di Poste Italiane, seguiti poi da Provincia di Milano, Regione Lombardia, Regione Veneto, Regione Campania e Comune di Napoli, ma anche molte aziende private stanno pensando di adottare misure simili. Un dato preciso sul numero degli utenti che si collega dall'ufficio, sottraendo tempo al lavoro, al momento non esiste, ma gli iscritti italiani di Facebook sono almeno 4 milioni. Per alcuni di loro è un passatempo, ma per molti altri è diventata una vera e propria mania, con pesanti ripercussioni sulla produttività dietro la scrivania.

Ma Facebook non è l'unico sito bloccato dalle aziende. Oltre ai siti a luci rosse, in molti uffici non si può accedere infatti anche ai portali dedicati al gioco d'azzardo e ad alcuni blog molto affollati, come quello di Beppe Grillo. Ma come si comportano gli altri Paesi? In Gran Bretagna, secondo quanto riferisce Business Week, i due terzi delle aziende blocca l'accesso ai diversi siti di social networking. Negli Stati Uniti invece il 50% delle società oscura siti simili, ma per Facebook il dato non va oltre il 26%. Più rigidi invece gli uffici pubblici Canadesi, dove i social network sono stati blindati perché "bruciano il tempo del lavoro".

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